Osservatorio Ilaria Alpi

Ottantasei morti per la libertà di informazione: pubblicato il bilancio 2007 di Reporters sans frontières. 885 arrestati.

Sono almeno 86 i giornalisti e 20 assistenti dei media uccisi nel corso del 2007, un giornalista in più per quello che secondo Reporters sans frontières , è stato definito, ancora, l'anno più sanguinoso per i media. Una tendenza negativa dal 2002, con una crescita di lutti del 244%, con ancora l'Iraq a fare da paese più mortale per i media, lo scorso anno come nei precedenti, con almeno 207 morti "da quando è iniziata l'invasione statunitense nel marzo 2003 - dice Reporters senza frontiere - più che nel conflitto vietnamita, i combattimenti nella ex Yugoslavia, i massacri di Algeria e il genocidio ugandese". Reporters ricorda che il numero più alto di vittime dei media in un anno fu proprio all'epoca di queste sanguinose guerre, nel 1994, con 103 caduti la metà dei quali in Rwanda, una ventina in Algeria, 12 in Yugoslavia.  Continua la lettura »

Sangue sull’informazione: aumentano nel 2006 i giornalisti uccisi. Il bilancio di Reporters sans frontières

Ottantuno giornalisti uccisi insieme a 32 lavoratori dei media, 871 arrestati, 1472 attaccati o minacciati, 52 rapiti: è il bilancio di Reporters sans Frontières (Rsf) per un 2006 in rosso sangue, più del 2005, il più mortale secondo l’organizzazione francese dal 1994. All’epoca, le guerre civili in Ruanda, Algeria e nella ex Yugoslavia portarono il triste bilancio a 103 giornalisti uccisi. L’anno scorso è stato soprattutto l’Iraq il paese più mortale per l’informazione, 39 i morti, in larghissima parte iracheni. Da quando il conflitto è iniziato, nel 2003, consegna 139 vittime dell’informazione, oltre il doppio dei caduti nella ventennale guerra del Vietnam.  Continua la lettura »

Al Jazeera e la rivoluzione dei media arabi: l’analisi di Lawrence Pintak

“C’è una rivoluzione in corso nel mondo arabo. E’ la rivoluzione che sta cambiando il prisma attraverso il quale gli arabi guardano gli eventi nel mondo e del loro ‘giardino’. Una rivoluzione che sta riforgiando il modo in cui la gente comune osserva i suoi leader e il modo in cui essi interagiscono con il popolo. Questa è una rivoluzione dei media e nessuno è meno interessato dei giornalisti stessi. La questione del loro ruolo è oggi al top dell’agenda nel mondo arabo”.  Continua la lettura »

Al Jazeera aprirà un canale in inglese: l’informazione araba parla direttamente all’Occidente

La voce più autorevole, e discussa, del mondo arabo, parlerà direttamente all’Occidente: niente più mediazioni e interpretazioni per Al Jazeera, dal 15 novembre affiancherà alla sua programmazione in lingua araba un canale di notizie in inglese.  Continua la lettura »

Anna Politkovskaya, "L'unica giornalista buona è la giornalista..."

"The only good journalist…": è il titolo del Guardian, nel ricostruire la tragica fine della collaboratrice Anna Politkovskaya, giornalista del periodico russo Novaya Gazeta, e il contesto nella quale è maturata. Il riferimento al macabro motto coniato per gli indiani d'america è anche per il lungo elenco di giornalisti uccisi, 13 con l'omicidio dei giorni scorsi, "dall'avvento di Putin al potere". I tasti di Tom Parfitt ricostruiscono gli ultimi istanti della giornalista, colpita da quattro colpi esplosi da un killer, un omicidio che "ha molto in comune con gli altri 12 di giornalisti che erano tenuti sotto controllo del presidente Vladimir Putin - scrive sul Guardian - La morte della Politkovskaya ha provocato la più forte reazione perché era la sua critica più fervida.  Continua la lettura »

Il resoconto annuale di Reporters Sans Frontières sulla libertà di informazione

Sessantatre giornalisti e 5 assistenti uccisi, oltre 800 arrestati, 1308 hanno subito attacchi o percosse, mentre sono 124 quelli che, insieme a 70 “cyber dissidenti”, sono ancora rinchiusi nelle prigioni di tutto il mondo. Il bilancio di Reporters sans Frontières 2005 di in appena 7 pagine, riporta quanto la libertà di stampa e di parola costi in termini di vite umane e sofferenza, ancora in ogni parte del globo.  Continua la lettura »

Reporter a rischio

“I recenti morti e feriti tra i giornalisti in Iraq dimostrano come le truppe Usa stiano andando al di fuori di ogni autorità”. E' il britannico Guardian a lanciare l'accusa dal suo fascicolo dedicato ai mezzi di informazione, MediaGuardian. Nell'esordio del nuovo formato - il “Berliner”, più piccolo del tabloid, che in Gran Bretagna contraddistingue negativamente la stampa “popolare” - Rory Carroll da Baghdad dedica un lungo servizio agli operatori dei media caduti per “fuoco amico”. Con poche eccezioni, iracheni.

Ultimo è Waleed Khaled, tecnico del suono Reuters, mentre il cameraman accanto, Haider Kadhem, è stato ferito e arrestato poiché, spiega il giornalista, oltre a sparare ai colleghi iracheni “le forze Usa di prassi li arrestano senza formalizzare accuse”.  Continua la lettura »

Condividi contenuti